Avete notato con quanto morboso accanimento e con quanta ipocrisia, tante persone seguono i fatti di cronaca più crudeli che insanguinano la nostra penisola?
Ne è la prova eclatante, ciò che sta accadendo in provincia di Perugia, dove decine di cittadini, stanno bivaccando di fronte alla stazione dei Carabinieri di Marsciano, in attesa di sviluppi sulla inchiesta relativa all'omicidio di Barbara Cicioni.
La scenetta è la solita vecchia solfa.
Una giovane donna viene assassinata, tutto il paese si scaglia unito contro gli extracomunitari accusati di chissà quali fantomatiche violenze.
Si chiedono interventi decisi a favorire la sicurezza e la legalità, si pretendono ronde di squadristi a tutela della tranquillità dei singoli cittadini, per poi scoprire, nel giro di poche ore, che forse, ancora una volta (ed è sempre lo stesso copione che si ripete con una ciclicità davvero terrificante) il volto più disumano e feroce della realtà umana, si rispecchia nel viso di un familiare della vittima.
E allora, avanti col carosello delle parole sussurrate a labbra socchiuse (comportamento tipico delle realtà provinciali) tra compaesani che sapevano, che sospettavano, che accusano, che si disperano, che pregano, che si scandalizzano, in un comportamento che è lo specchio di quanto già visto decine e decine di volte.
Poi, tutti a fare la fila di fronte alla caserma delle forze dell'ordine, nella fremente attesa di fotografare l'angoscia di una persona, la faccia di un assassino, o peggio ancora, nell'emettere sentenze di condanna popolare nei confronti dell'accusato di turno.
E alla fine, tutti a casa, sazi e pregni della propria robusta integrità morale.
Prigionieri di una realtà provinciale che sa uccidere non solo per violenza, ma anche per noia.
Ne è la prova eclatante, ciò che sta accadendo in provincia di Perugia, dove decine di cittadini, stanno bivaccando di fronte alla stazione dei Carabinieri di Marsciano, in attesa di sviluppi sulla inchiesta relativa all'omicidio di Barbara Cicioni.
La scenetta è la solita vecchia solfa.
Una giovane donna viene assassinata, tutto il paese si scaglia unito contro gli extracomunitari accusati di chissà quali fantomatiche violenze.
Si chiedono interventi decisi a favorire la sicurezza e la legalità, si pretendono ronde di squadristi a tutela della tranquillità dei singoli cittadini, per poi scoprire, nel giro di poche ore, che forse, ancora una volta (ed è sempre lo stesso copione che si ripete con una ciclicità davvero terrificante) il volto più disumano e feroce della realtà umana, si rispecchia nel viso di un familiare della vittima.
E allora, avanti col carosello delle parole sussurrate a labbra socchiuse (comportamento tipico delle realtà provinciali) tra compaesani che sapevano, che sospettavano, che accusano, che si disperano, che pregano, che si scandalizzano, in un comportamento che è lo specchio di quanto già visto decine e decine di volte.
Poi, tutti a fare la fila di fronte alla caserma delle forze dell'ordine, nella fremente attesa di fotografare l'angoscia di una persona, la faccia di un assassino, o peggio ancora, nell'emettere sentenze di condanna popolare nei confronti dell'accusato di turno.
E alla fine, tutti a casa, sazi e pregni della propria robusta integrità morale.
Prigionieri di una realtà provinciale che sa uccidere non solo per violenza, ma anche per noia.
postato da: Bluesmaster alle ore 13:05 | Permalink | commenti (4)
categoria:parole, amore, donne, arte, sentimenti, mondo, uomini, sesso, lettura, trasgressione, vita persone musica giudizi
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